“Non c’è l’infinito senza la siepe, non c’è la siepe senza l’infinito”

“Una piccola frase per un grande uomo, un grande uomo per l’arte e la poesia”. Non vuole essere questa solo una semplice parafrasi della storica citazione pronunciata dall’astronauta americano Neil Armstrong in quel fatidico 20 luglio 1969, mentre appoggiava per la prima volta il piede sul suolo lunare, ma un vero e proprio enunciato con cui si vuole celebrare uno dei più grandi autori della letteratura mondiale: Giacomo Leopardi. Si perdoni il gioco di parole e lo scherzo, ma l’ironia fa parte da sempre del modo di essere e di vivere dei Cavalieri Piri Piri; un modo, questo, che può essere utilizzato per meglio introdurre uno dei tanti eventi, sempre interessanti e di elevato livello, che l’Associazione dei Cavalieri di Scienza e Cultura organizza fin dalla sua costituzione.

Non a caso, si è voluto scegliere la Luna e lo spazio per introdurre questo articolo, poiché – come più volte sottolineato dal prof. Alessandro D’Avenia, il vero chairman della lectio magistralis “Non c’è l’infinito senza la siepe, non c’è la siepe senza l’infinito” dedicato proprio alle opere del Giovane favoloso – l’opera di Leopardi non è altro che un “collegamento fatto d’amore tra l’uomo e le stelle” e “tra l’uomo e il suo infinito”, quell’infinito fatto di quella dolce e serena “fragilità” che lo stesso prof. D’Avenia bene descrive nel suo più recente lavoro “L’arte di essere fragili”.

Bando dunque ai ministeriali pessimismo storico e pessimismo cosmico imparati sui banchi di scuola, ma spazio alla sua reale e vera interiorità, quell’interiorità che ci ha donato un eccezionale Leopardi poeta e drammaturgo, fatto di parole e suoni che rimarranno per sempre scolpiti nella storia della letteratura e dell’umanità. Per apprendere appieno l’opera di Leopardi, difatti, non bisogna solo fermarsi all’apparenza di ciò che è stato, ma anche e soprattutto alla realtà di ciò che non è stato o che sarebbe dovuto essere. D’Avenia ha difatti “dipinto” – è proprio il caso di dirlo – un nuovo Leopardi, quasi del tutto sconosciuto e  inaspettato agli occhi di noi comuni (poveri) cittadini dell’era informatica; un Leopardi romantico nel senso pieno del termine e non solo relegato al periodo storico in cui visse. Un uomo nuovo in cui le parole coraggio e amore e hanno definitivamente preso il posto delle ormai banali sofferenza e sfiducia. E in cui l’infinito diventa finito senza confini.

Un regalo, quello del prof. D’Avenia, a una sala gremita in cui le parole del Maestro di Recanati, pronunciate in modo impeccabile e magistrale (quasi fossero le sue) da Claudia Buccellati, sono risuonate come in un vero e proprio concerto di musica sinfonica.

Non solo. Prendendo spunto dal suo lavoro di docente di scuola media superiore, proprio all’interno del Collegio San Carlo di corso Magenta a Milano, le cui sale hanno dato ospitalità all’incontro, il prof. D’Avenia ha voluto condividere con gli astanti più giovani l’esperienza formativa e di crescita interiore dello stesso Leopardi, dando nello stesso tempo utili e pratici consigli ai genitori presenti in sala.

Sicuramente una bella serata, fatta di cultura e sentimento, lontano da caos, confusione e monotonia. Alla riscoperta di un’arte, la letteratura, che non va solo raccontata ma vissuta in prima persona. E con la “Gioia del pensiero”.